Rito della Cresima

Schema generale del rito della cresima
 
In via ordinaria la cresima viene celebrata durante la messa, che non subisce alcun mutamento fino alla liturgia della parola.
La celebrazione si suddivide in tre grandi momenti.

 

1. Liturgia della parola:

– lettura biblica
– presentazione dei candidati
– omelia
 
2. Liturgia del sacramento:
– professione di fede (rinnovazione promesse battesimali)
– imposizione delle mani con orazione
– crismazione con formula propria
– preghiera universale o dei fedeli
 
3. Liturgia eucaristica:
– secondo il rito corrente della messa.
 
Liturgia del Sacramento
 
Si suddivide in queste parti:
a) professione di fede (rinnovazione promesse battesimali)
b) imposizione delle mani,
c) crismazione,
d) preghiera universale.
 
a) Professione di fede (rinnovazione delle promesse battesimali)
 
La cosiddetta «rinnovazione delle promesse battesimali» è stata disposta dal concilio Vaticano II allo scopo di riaffermare il rapporto della cresima con il battesimo di cui essa è un naturale sviluppo e completamento.
Il cresimando è invitato a «personalizzare», a far suo quell'atto di fede, a professare davanti al vescovo e alla Chiesa quella fede che fu richiesta ai genitori nel giorno del suo battesimo perché egli fosse educato nella medesima. Ora egli dimostra che quella fede battesimale è diventata sua. Anche la cresima come ogni sacramento esige la fede e questa non può essere che la fede battesimale.
Qui dunque si ha la personalizzazione dell'atto di fede, espresso nel battesimo, davanti alla comunità cristiana e al suo legittimo pastore. Non si può non rilevare l'importanza di questo gesto che vuole risvegliare la responsabilità personale ed ecclesiale del battezzato.
 
Il formulario riassume in una sola domanda la triplice rinuncia battesimale «a satana e a tutte le sue opere e seduzioni», mentre sviluppa in quattro interrogazioni la professione di fede:
·         Credete in Dio Padre onnipotente, creatore del cielo e della ferra?
·         Credete in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, che nacque da Maria Vergine, mori e fu sepolto, e risuscitato dai morti e siede alla destra del Padre?
·         Credete nello Spirito Santo, che e Signore e da la vita, e che oggi, nel sacramento della cresima, e dato a voi con una rinnovata effusione dei suoi doni, come agli apostoli nel giorno di Pentecoste?
·         Credete la santa Chiesa cattolica, la comunione dei Santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna?
 
C’è un significativo sviluppo dell'interrogazione sullo Spirito Santo, di cui «oggi» per i singoli candidati si attua una effusione simile a quella verificatasi per gli apostoli nel giorno di Pentecoste. Oltre al richiamo dell'attualizzazione, è interessante il riferimento alla Pentecoste: la cresima vi appare davvero come la Pentecoste del battezzato.
La risposta nei due momenti deve essere personale e non collettiva: rinunciocredo.
 
Ma la fede è comune a tutto il popolo dei battezzati, coincide con la fede della Chiesa. E la Chiesa presente coadiuva la professione dei candidati e si associa acclamando con l'Amen alla proclamazione fatta dal vescovo:
Questa e la nostra fede. Questa e la fede della Chiesa. E noi ci gloriamo di professarla, in Cristo Gesù nostro Signore.
 
b) Imposizione delle mani: invito alla preghiera, imposizione delle mani, orazione.
 
Il vescovo rivolge al popolo un'esortazione alla preghiera in questi termini:
Preghiamo. fratelli carissimi, Dio Padre onnipotente, per questi suoi figli: egli che per amore li ha rigenerati alla vita eterna mediante il battesimo e li ha chiamati a far parte della sua famiglia effonda ora lo Spirito Santo che li confermi con la ricchezza dei suoi doni e con l'unzione crismale li renda pienamente conformi a Cristo, suo unico Figlio.
 
Quindi dopo una pausa di preghiera silenziosa assieme ai presbiteri che lo aiutano, impone le sue mani sopra tutti i cresimandi, e recita, da solo, questa orazione:
Dio onnipotente Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che hai rigenerato questi tuoi figli dall'acqua e dallo Spirito Santo liberandoli dal peccato infondi in loro il tuo Santo Spirito Paraclito: spirito di sapienza e di intelletto, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di scienza e di pietà e riempili dello spirito del tuo santo timore. Per Cristo nostro Signore.
 
Esaminiamo distintamente il contenuto della preghiera e il significato del gesto dell'imposizione delle mani anche se l'orazione già per sé indica il significato del gesto.
 
L'orazione.
 
Tanto nell'invito quanto nell'orazione ricorrono due idee:
a) i candidati hanno già ricevuto il battesimo che ha loro conferito una «nuova nascita»,
b) su di essi si invoca l'effusione dello Spirito con la specificazione della sua opera.
 
Nell'invito si chiede l'effusione dello Spirito per la «conferma» (o rafforzamento) dei battezzati e la loro piena conformità a Cristo. La conferma riguarda qui i battezzati e non il battesimo e consiste nell'abbondanza dei doni dello Spirito.
 
L'orazione, indirizzata a Dio «Padre» che ha rigenerato questi suoi «figli» nel battesimo di acqua e di Spirito Santo e li ha liberati dal peccato, invoca su di essi l'effusione del medesimo Spirito, di cui si enumerano i sette doni secondo il passo di Isaia 11,2, mettendo in rilievo l'ultimo, il santo timore.
Centrale è l'invocazione per l'effusione o il dono dello Spirito Santo in pienezza, indicata dai sette doni.
 
L'imposizione delle mani
 
L’imposizione delle mani,   gesto  abbastanza comune nella tradizione biblica, evangelica e apostolica,  è rimasto fino ad oggi nella prassi ecclesiale col significato di benedizione e di trasmissione della grazia.
Quando si vuole conferire un'investitura e affidare un mandato speciale ad una persona, si impongono le mani.
Questo gesto, pur non appartenendo all’essenza del segno sacramentale, è da tenersi «in grande considerazione in quanto serve ad integrare maggiormente il rito stesso e a favorire una migliore comprensione del sacramento» (Paolo VI). Mette in evidenza il conferimento della missione.
 
Crismazione (formula, unzione col crisma in forma di croce, saluto di pace)
 
Siamo nel cuore della celebrazione perché si ha qui il segno sacramentale strettamente detto: l'unzione con il crisma accompagnata e chiarita dalla formula relativa.
 
Il vescovo intinge nel crisma il pollice della mano destra e traccia un segno di croce sulla fronte del cresimando, che viene chiamato per nome, dicendo:
 
N. ricevi il sigillo dello Spirito Santo, che ti e dato in dono
Il cresimato risponde: Amen.
Quindi il vescovo lo saluta: La pace sia con te
E il cresimato risponde: E con il tuo spirito
 
Il gesto è molto semplice, scarno. Le grandi realtà della fede hanno sempre un'espressione priva di spettacolarità.
 
Esaminiamo distintamente. a) la formula b) il gesto dell'unzione e c) il saluto.
 
La formula
 
La parola «sigillo» è intesa in senso spirituale: un'azione divina nel cuore della persona, che opera una realtà nuova e permanente (sigillo spirituale) mediante lo Spirito. La formula dunque specifica che lo Spirito, effuso come dono di Cristo, è un sigillo interiore, un segno permanente, che costituisce un pegno, una caparra per il giorno ultimo. Il cristiano è segnato nella profondità del suo essere dallo Spirito che riceve: appartiene in modo definitivo a Cristo «unto di Spirito» e alla Chiesa animata dallo Spirito, corpo vivente di Cristo.
 
Il gesto dell'unzione
 
Il segno dell’unzione con il crisma sulla fronte o “crismazione” e da considerarsi il rito essenziale del sacramento.
La sua origine biblica è chiara. L'unzione fu in Israele, al tempo della monarchia il rito fondamentale dell'incoronazione che rendeva il re persona sacra. Oltre all'unzione regale si conosce, almeno dopo l'esilio, l'unzione dei sacerdoti; rimarrà in seguito solo l'unzione del grande sacerdote. Ma sappiamo che nella tradizione profetica si parla anche di unzione in senso figurato, in vista di una missione.
 
L'unzione viene compiuta in forma di croce sulla fronte del candidato, «consignatio». I due segni dell'unzione e del «sigillo» sono riuniti per evocare il dono dello Spirito Santo, che orienta verso l'eredità del regno (la cui insegna è la croce) e la garantisce. L'unzione con il crisma o «crismazione» facilita la comprensione della conformità a «Cristo» unto di Spirito con l'esplicito riferimento alla sua missione profetica.
 
II saluto di pace.
Il saluto «La pace sia con te» chiude praticamente il rito della cresima. É un saluto pasquale, rivolto dal Risorto ai discepoli, riservato tradizionalmente al vescovo: la comunità cristiana, sorta dalla Pasqua di Cristo, rimane essenzialmente una comunità pasquale. Vi si può vedere un gesto di fraternità, come dimostra l'antica testimonianza di Ippolito romano (sec. III): era infatti accompagnato dall'abbraccio di pace da parte del vescovo. Poi fu sostituito dallo schiaffetto, ora soppresso.

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